Cromazio di Aquileia. Avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò in Galilea


Avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò in Galilea [e ciò che 
segue fino a] su quelli che dimoravano nell’ombra di morte una luce si è levata. 
Lasciata, dunque, Nazaret, il Signore e Salvatore nostro illuminando con la sua
presenza diversi luoghi della Giudea, che si era degnato di visitare, giunse nel 
territorio di Zabulon e di Neftali per adempiere la predizione profetica e cacciato 
l’errore tenebroso, infondere la luce della sua conoscenza in coloro che credevano in 
lui, non solo Giudei, ma anche gentili. Questo fatto l’evangelista ricorda nel presente 
passo, richiamandosi alle parole del profeta col dire: Al di là del Giordano il popolo
di Galilea delle genti, che dimorava nelle tenebre, vide una grande luce. In quali 
tenebre? Certamente nel profondo errore dell’ignoranza. Qual è la grande luce che 
vide? Quella di cui sta scritto: Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in 
questo mondo (Gv 1, 9). Di ciò diede testimonianza il giusto Simeone nel Vangelo, 
dicendo:  Luce che hai preparato per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele (Lc 2, 31-32). Che questa luce si doveva levare un giorno nelle tenebre aveva 
predetto anche Davide, dicendo: È sorta nelle tenebre una luce per i retti di cuore 
(Sal 111, 4). Anche Isaia parla di questa luce che sarebbe sorta per illuminare la 
Chiesa, dicendo: Rivestiti di luce, rivestiti di luce, Gerusalemme, perché giunge la 
tua luce e la maestà del Signore è sorta in te (Is 60, 1) […].2
Di questa luce, dunque, nel presente passo è stato detto: Il popolo, che dimorava nelle 
tenebre, ha visto una grande luce. Ha visto, però, non con la vista del corpo, perché è 
una luce invisibile, ma con gli occhi della fede e con la visione dello spirito…
Prosegue, quindi:  Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Fate penitenza, 
perché il regno dei cieli è vicino. Affinché queste parole del Signore, con le quali 
esorta a convertirsi, fossero ascoltate, lo Spirito Santo, in precedenza, anche per 
bocca di Davide, aveva invitato il popolo alla penitenza, dicendo: Se ascolterete oggi 
la sua voce, non indurite i vostri cuori, come per metter alla prova, quando mi 
tentarono nel deserto (Sal 94, 8-9). In questo stesso salmo poco sopra, per invitare il 
popolo peccatore alla penitenza e suggerire sentimenti di compunzione, così si 
esprime: Venite, prostriamoci davanti a lui e innalziamo suppliche al cospetto del 
Signore che ci ha creati, perché egli è il nostro Dio. Il Signore esorta alla penitenza,
lui che promette il perdono del peccato, lui che dice per bocca d’Isaia: Sono io, sono 
io che cancello le tue iniquità e non ricorderò i tuoi peccati. Ma tu ricordatene, 
accusa tu per primo le tue colpe, per essere giustificato (Is 43, 25-26)… Giustamente 
dunque, il Signore esorta il popolo alla penitenza dicendo: Fate penitenza, perché il 
regno dei cieli è vicino, affinché, in seguito a questa confessione del loro peccato, 
diventassero degni del regno dei cieli che si avvicinava. Uno, infatti, non può ricevere 
la grazia del Dio del cielo, se non sarà purificato da ogni sozzura di peccato mediante 
la confessione di penitenza, mediante il dono del battesimo della salvezza del Signore 
e Salvatore nostro.

Prosegue, poi: Passando lungo il mare vide due fratelli [e ciò che segue fino a]  e 
subito, lasciata la barca e il padre loro, seguirono. O felici questi pescatori che il 
Signore scelse per primi al ministero della predicazione divina e alla grazia 
dell’apostolato tra tanti dottori della Legge e scribi, tra tanti sapienti del mondo! E 
certamente degna del Signore nostro e conveniente alla sua predicazione fu tale 
scelta, per ottenere che nella predicazione del suo nome nascesse un’ammirazione 
che avrebbe suscitato una lode tanto più grande, quanto più meschini nel mondo e 
umili nel secolo ne fossero stati i predicatori. Questi non avrebbero conquistato il 
mondo per mezzo della sapienza della parola, ma avrebbero liberato il genere umano 
da un errore mortale mediante la semplice predicazione della fede, come dice
l’Apostolo: Perché la vostra fede non sia fondata sulla sapienza degli uomini, ma 
sulla potenza di Dio. E ancora: Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto, per
confondere i sapienti, e ha scelto ciò che nel mondo è debole, per confondere i forti, e 
ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzabile e ciò che è nulla, perdistruggere le cose che sono (1 Cor 1, 2-5). Non scelse, dunque, i nobili del mondo o 
i ricchi, perché la predicazione non destasse sospetto, non i sapienti della terra così 
che si potesse credere che aveva persuaso il genere umano mediante la sapienza
mondana, ma scelse i pescatori, illetterati, inesperti, ignoranti, perché fosse evidente 
la grazia del Salvatore. Umili, è vero, nel mondo anche per l’esercizio della loro arte, 
ma veramente eccelsi per la fede e per l’ossequio del loro animo devoto, spregevoli 
per la terra, ma graditissimi al cielo, ignobili per il mondo, ma nobili per Cristo, non 
iscritti nell’albo del senato di questa terra, ma iscritti nell’albo degli angeli in cielo, 
poveri per il mondo, ma ricchi per Dio. Infatti il Signore sa chi scegliere lui che 
conosce i segreti del cuore, quelli certamente che non cercavano la sapienza del 
secolo, ma desideravano la sapienza Dio, né bramavano le ricchezze del mondo, ma 
aspiravano ai tesori celesti. Perciò, come sentirono il Signore dire: Venite dietro di 
me, subito, lasciate le loro reti e il padre e ogni loro bene, lo seguirono. E in ciò si 
dimostrarono veramente figli di Abramo perché sul suo esempio, udita la voce di Dio, 
seguirono il Salvatore. Rinunciarono, infatti, subito ai proventi materiali, per
conseguire il guadagno eterno, lasciarono il padre terreno, per avere un Padre celeste, 
e perciò, non a torto, meritarono di essere scelti. 

Il Signore, dunque, scelse dei pescatori che, mutando in meglio il mestiere della 
pesca, dalla pesca terrena passarono a quella celeste, per catturare come pesci dal 
profondo gorgo dell’errore il genere umano per la sua salvezza, conforme a ciò che lo 
stesso Signore disse loro: Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini. Questa 
stessa cosa aveva precedentemente promesso, per bocca del profeta Geremia, 
dicendo: Ecco, io manderò molti pescatori, dice il Signore, e li pescheranno. E dopo 
di ciò manderò dei cacciatori, e li cattureranno (Ger 16, 16). Perciò, sappiamo che 
gli apostoli furono chiamati non solo pescatori, ma anche cacciatori: pescatori, perché 
per mezzo delle reti della predicazione evangelica catturano dal mondo tutti i credenti 
come pesci; cacciatori, poi, perché, per la loro salvezza, catturano, come una caccia 
voluta dal cielo, gli uomini che vagano nell’errore di questo mondo come in una selva 
e vivono a guisa delle fiere… Mediante la predicazione apostolica, pertanto, ogni 
giorno i credenti sono catturati per vivere. E guarda quant’è diversa questa celeste 
pesca degli apostoli dalla pesca di questa terra. I pesci, infatti, quando sono catturati,
muoiono. Gli uomini, invece, sono catturati perché vivano, secondo ciò che il Signore 
disse Pietro, quando aveva preso una grande quantità di pesci: Non temere: d’ora in 
poi sarai colui che dà la vita agli uomini.5
Anche Ezechiele, riferendosi apertamente a questi pescatori evangelici in quanto 
catturano i pesci perché abbiano la vita:  E là ci sarà, disse,  una gran quantità di 
pesce, perché là è venuta quest’acqua e sarà salvo e vivrà ogni uomo a cui giungerà 
questo fiume, e sederanno i pescatori e in disparte asciugheranno  le reti, e i suoi
pesci saranno come pesci di un grande mare, una quantità abbondantissima. Mirabile, 
dunque, è questa pesca e meravigliosi i pescatori, che pescano non perché ne 
muoiano quelli che catturano, ma perché vivano. Secondo quanto avviene su questa 
terra vivono i pesci che non sono catturati, in questa pesca, invece muoiono quelli che 
non meritavano di essere catturati. Come, appunto, la pesca di questi pescatori catturi 
per dare la vita quelli che cattura mostra chiaramente il profeta nella citazione 
riportata più sopra: Poiché là è venuta quest’acqua e vivrà il pesce a cui giungerà 
questo fiume. Certamente il profeta non parla di quest’acqua comune né di un fiume 
terreno, ma dell’acqua del battesimo della salvezza e del fiume della predicazione del 
Vangelo, dal quale i credenti traggono l’alimento della vita. Vuoi sapere qual è 
quest’acqua che risana, che cura, che dà la vita? Ascolta: il Signore che dice nel 
Vangelo: Chi berrà dell’acqua che do io non avrà sete in eterno, ma in lui ci sarà 
una fonte di acqua zampillante per la vita eterna (Gv 4, 13-14). Vuoi sapere anche 
che cosa sia questo fiume nel quale si ha la vita? Ascolta il profeta che dice: L’impeto 
del fiume rallegra la città di Dio (Sal 45, 5). Così, dunque, mentre costoro pescano 
siamo catturati dal mare di questo mondo, siamo tratti dal gorgo dell’errore, per 
rinascere nell’acqua del battesimo e, purificati dal fiume del Vangelo, rimanere in 
vita.

Prosegue, poi: E Gesù percorreva tutta la Galilea [e ciò che segue fino a] e al di là 
del Giordano. Che questo sarebbe avvenuto aveva predetto Isaia dicendo: Egli ha 
preso su di sé nostre sofferenze e ha guarito la nostra pena. Per questo, infatti era 
venuto il maestro di vita e il medico celeste, Cristo Signore, cioè per istruire gli 
uomini col suo insegnamento, fonte di vita, e per guarire con la medicina celeste i 
mali del corpo e dell’anima, per liberare i corpi posseduti dal diavolo e ricondurre 
alla vera e completa salute coloro che erano affetti da ogni sorta d’infermità. Infatti, 
curava le malattie fisiche con la parola della potenza divina e con la medicina 
dell’insegnamento celeste risanava le ferite dell’anima. E Davide mostra con 
chiarezza che tali ferite dell’anima sono guarite solo da Dio, quando dice: Benedici, 
anima mia, il Signore e non dimenticare tutti i suoi benefici. E aggiunse:  Egli 
perdona  tutte le tue colpe e guarisce tutte le tue malattie  (Sal 102, 2-3). Vero, 
dunque, e perfetto medico è quello che dona sanità del corpo e rende la salute dell’anima, il Signore e Salvatore nostro, che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.


Commento a Matteo, Trattati 15-16

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