Raniero Cantalamessa. Scese su di Lui lo Spirito Santo


La festa del Battesimo di Gesù è stata sempre l’occasione per riflettere sul battesimo dei cristiani. Scendendo nel Giordano, dicevano i Padri, Gesù ha idealmente santificato le acque di tutti i battisteri del mondo. Il battesimo è la porta d’ingresso nella salvezza. Gesù stesso nel Vangelo dice: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16, 16). Nessuno oggi dice che per il semplice fatto di non essere battezzato uno sarà condannato e andrà all’inferno. I bambini morti senza battesimo, come pure le persone vissute, senza loro colpa, fuori della Chiesa, possono salvarsi (queste ultime, naturalmente, se vivono secondo i dettami della coscienza).

Qualcuno si è posto la domanda: “Che ne è dei bambini non nati, che non hanno potuto vivere l’avventura meravigliosa della vita?”. A questa domanda io risponderei come segue. Dimentichiamo l’idea del limbo, come il mondo dell’irrealizzato per sempre, senza gioia e senza pena, dove finirebbero i bambini non battezzati, insieme con i giusti morti prima di Cristo. Questa dottrina, che pure è stata comune per secoli, e che Dante ha accolto nella Divina Commedia, non è stata mai ufficializzata e definita dalla Chiesa. Era una ipotesi teologica provvisoria, in attesa di una soluzione più soddisfacente e, come tale, superabile grazie a una migliore comprensione della parola di Dio.

Il bambino non nato e non battezzato si salva e va a unirsi subito alla schiera dei beati in paradiso. La sua sorte non è diversa da quella dei Santi Innocenti che abbiamo festeggiato subito dopo Natale. Il motivo di ciò è che Dio è amore e “vuole che tutti siano salvi”, e Cristo è morto anche per loro! Il battesimo di acqua è il mezzo ordinario, ma non esclusivo per la salvezza.

Non dobbiamo dunque preoccuparci per quelli che, senza loro colpa, muoiono senza battesimo, pur facendo quanto sta in noi perché ciò non avvenga. Diverso è invece il caso di chi, conoscendo Gesù Cristo e le sue parole, trascura di ricevere il battesimo solo per pigrizia, o noncuranza, pur avvertendone magari, in fondo alla coscienza, l’importanza e la necessità. In questo caso la parola di Gesù ricordata sopra conserva tutta la sua serietà: solo “chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo”.

Ci sono sempre più persone nella nostra società che, per vari motivi, non sono state battezzate da bambini. A volte questo avviene perché i genitori ritengono di dovere lasciar decidere ai figli, da grandi, se farsi battezzare o meno. Io non discuto, in questo momento, una tale scelta. Segnalo solo un rischio grave e cioè che questi figli divengano grandi, senza che nessuno decida più nulla, né in un senso né in un altro. I genitori non se ne occupano più perché ormai, pensano, non è più compito loro, i figli perché hanno altro da pensare, e anche perché non è entrato ancora nella mentalità comune che una persona debba prendere, essa stessa, l’iniziativa di farsi battezzare. Così si crea un vuoto pericoloso. Alcuni si accorgono di non essere battezzati e cresimati solo quando cominciano a fare le pratiche per sposarsi.

Proprio per venire incontro a questa situazione, la Chiesa da molta importanza oggi alla “iniziazione cristiana degli adulti”. Questa offre al ragazzo o all’adulto non battezzato, l’occasione di istruirsi, prepararsi e decidere in tutta libertà. Bisogna rompere l’idea che il battesimo sia una cosa solo per bambini, anche se non bisogna assolutamente negare la validità e il dono che rappresenta l’essere battezzati all’alba della vita. Personalmente sono grato ai miei genitori di avermi fatto battezzare nei primi giorni di vita. Non è la stessa cosa vivere l’infanzia e la giovinezza con la grazia santificante, o senza di essa! 

Nessun commento: