IMPARIAMO DA MARIA A COMPIERE LA VOLONTA' DI DIO SULLA CROCE, DOVE SIAMO MADRE, FRATELLI E SORELLE DI GESU'




I fratelli e le sorelle di Gesù, trascinano anche Maria sua Madre pur di convincerlo a rientrare nella normalità del legami della carne e del sangue. Ma non riescono perché restano "fuori" dalla comunione nuova, celeste e libera con Lui rivelata in coloro che ascoltano la sua predicazione. Per compiere la volontà di Dio, infatti, occorre conoscerla, e per conoscerla occorre averla ascoltata, e per ascoltarla occorre stare seduti intorno a Lui, come discepoli ai piedi del proprio Maestro. Su di loro Gesù fissa lo sguardo girandolo tutto attorno come ad abbracciarli uno ad uno nella sua misericordia che li genera come il nuovo Israele convocato intorno al nuovo Sinai; in loro appare la Ecclesia, assemblea convocata per ascoltare e obbedire. Essa gesta nelle sue viscere i figli di Dio nei quali continua a dare alla luce Gesù nel mondo; le sue sembianze, infatti, si possono riconoscere nelle opere soprannaturali della fede che risplendono nella comunità dei suoi fratelli e sorelle che ovunque ne portano il profumo della somiglianza. Per questo il Signore ci chiama a conversione che è ascoltare la predicazione della Chiesa per non restare fuori agganciati alla carne e ai sentimenti con cui ci leghiamo e soffochiamo gli altri in legami morbosi. Solo chi ascolta ama davvero, e per questo compie la volontà dell'Amato. Come accadde a Gesù nel Getsemani dove ha ascoltato e accolto la Parola del Padre e così, combattendo con le resistenze della propria umanità, si è consegnato alla sua volontà. Non si sbaglia mai: quando l'amore irrora cuore e mente ci si abbandona sempre alla volontà di Dio, anche se mille ostacoli e tentazioni ci mostrano la sua apparente follia. Non è facile, perché fuori c'è il passato nel quale abbiamo vissuto, persone care, situazioni ancora irrisolte a cui vorremmo mettere mano. Fuori c'è la carne che ci cerca mostrandoci "nostra madre", immagine dei sentimenti che pungono l'anima per indurci a metterli al di sopra dell'amore di Cristo. Anche la Vergine Maria, immagine della Chiesa che ci gesta nella fede, ha imparato ad essere Madre e sorella di Cristo seguendolo sulla via della Croce, sino a sperimentare la circoncisione più dolorosa nella sua stessa anima. Fin lì è giunta la spada che, straziandole la carne di madre, l'ha resa corredentrice dell'umanità, unità cioè al Figlio in una nuova ed eterna intimità d'amore. Coraggio, se resteremo stretti intorno a Lui nella comunità nulla ci potrà separare da Cristo; sperimenteremo con Maria la circoncisione della Croce illuminata dalla Parola ascoltata e custodita nel cuore, dolorosa per la carne, ma necessaria per fa posto al suo amore; in esso gustato nella comunione tra i fratelli, ritroveremo trasfigurate le persone in rapporti nuovi perché liberi nell'amore autentico che desidera il bene e la salvezza di tutti, che è appunto la volontà di Dio.



Martedì della III settimana del Tempo Ordinario. Commento audio



Martedì della III settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Bisogna ricreare un clima autenticamente catto­lico, 
ritrovare il senso della Chiesa come Chiesa del Signore, 
come spazio della reale presenza di Dio nel mondo. 
Quel mistero di cui parla il Vaticano II 
quan­do scrive quelle parole terribilmente impegnative 
e che pure corrispondono a tutta la tradizione cat­tolica: 
"La Chiesa, cioè il regno di Cristo già pre­sente in mistero".

Card. Joseph Ratzinger









L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 3,31-35

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».





RINATI NELLA CHIESA NOSTRA MADRE IMPARIAMO DA MARIA A COMPIERE LA VOLONTA' DI DIO SINO ALLA CROCE DOVE ESSERE MADRE, FRATELLO E SORELLA DI GESU'
Si può "cercare" Gesù in tanti modi. Spinti dai legami di carne per esempio, come "i fratelli e le sorelle di Gesù" che trascinano anche Maria "sua Madre" per "chiamarlo". Ma restano "fuori", non si possono avvicinare a Gesù, perché le relazioni invischiate nell'affettività, nella gelosia e nell'invidia non sono libere. Tra loro vi è, come un muro invalicabile, "la folla seduta attorno a Gesù" che ascoltava la sua predicazione, immagine della comunione nuova, celeste e libera che nasce dall'ascolto della Parola di Dio. E' questa, infatti, che determina l'autentica familiarità con Gesù: è suo "fratello, sorella e madre" solo "chi compie la volontà di Dio". Ma per compierla occorre conoscerla, e per conoscerla occorre averla ascoltata, e per ascoltarla occorre stare seduti intorno a Lui, come discepoli ai piedi del proprio Maestro. E' quindi necessaria la comunità cristiana, la Madre di Cristo che gesta nelle sue viscere di misericordia i figli di Dio, partorendo attraverso il battesimo e gli altri sacramenti i "fratelli" e le "sorelle" di Gesù. E' loro che Gesù «fissa girando tutto intorno lo sguardo», svelandone l'identità nuova e sorprendente: sono il nuovo Israele convocato intorno al nuovo Sinai; in loro appare la Chiesa, la Ecclesia, assemblea convocata per ascoltare, accogliere e obbedire. La fede adulta che genera opere di vita eterna, ovvero il compimento della volontà di Dio che è sempre soprannaturale e mai schiava della carne, viene infatti dall'ascolto: è come per la terra assetata, arida e sterile, quando è bagnata dall'acqua che feconda perché porti frutto. Allora, «fare la volontà di Dio» non è nulla di volontaristico e moralistico, ma innanzitutto "essere seduti attorno a Gesù e ascoltare la sua parola": così ad esempio per quanto riguarda la paternità responsabile, della quale tanto si è parlato in questi giorni. Due sposi sono "responsabili" perché ascoltano la Parola e la accolgono perché dia frutto in loro. Non c'è altra responsabilità, non si tratta di ragionare e far calcoli, perché la Parola è di Dio e si fa carne nella storia concreta di ciascuno. Ma forse non ci piace "sederci" e "ascoltare" nella comunità cristiana, vogliamo decidere noi da soli, spinti dalla menzogna del demonio che ci a dubitare che Dio è un Padre buono, che conosce noi e la nostra situazione, e sa di cosa abbiamo bisogno. Per questo oggi il Signore ci chiama a stringerci a Lui, a non restare "fuori" adorando i nostri pensieri mondani. Ad essere quegli uomini sotto lo sguardo fisso di Gesù: è quello il posto dove ascoltare per obbedire. Solo chi ascolta ama e per questo compie la volontà dell'amato. Come accadde a Gesù nel Getsemani dove ha ascoltato e accolto la Parola del Padre e così, combattendo con le resistenze della carne, si è consegnato alla sua volontà. Non si sbaglia mai: quando l'amore irrora il cuore e la mente ci si abbandona sempre alla volontà di Dio, anche se mille ostacoli e tentazioni si oppongono, anche se i pensieri mondani strepitano mostrando la follia e l'incomprensibilità del piano di Dio per la mente carnale. La via crucis, la morte, il sepolcro e la risurrezione sono stati il frutto benedetto di quell'ascolto fattosi obbedienza; da essa e in essa è sorta la Chiesa, la comunità dei "fratelli e sorelle" di Gesù, la madre che lo genera, gesta e partorisce nella storia. Gesù ci chiama a percorrere in essa il cammino che anche Maria ha dovuto fare: passare dalla conoscenza secondo la carne a quella nuova dello Spirito, per essere di fronte a ogni persona gli occhi e lo sguardo, la voce e le parole, l'amore e le viscere di misericordia di Gesù fatte carne in noi. Per questo la Chiesa ci protegge dalle tentazioni di "uscire fuori" dalla volontà del Padre. A volte non è facile, perché "fuori" c'è il passato nel quale abbiamo vissuto, persone care, situazioni ancora irrisolte a cui vorremmo mettere mano. "Fuori" c'è la carne che "ci cerca" mostrandoci "nostra madre", la persona più importante della nostra vita, per ridestare in noi i sentimenti di affetto che però ci separerebbero da Gesù. Ma coraggio, se resteremo stretti intorno a Lui nella comunità nulla ci potrà separare dal suo amore; e in esso ritroveremo trasfigurati in rapporti nuovi perché liberi nell'amore vero anche nostra madre nella carne e le persone a cui vogliamo bene; solo nella Chiesa sapremo guardare alla nostra storia con discernimento, rintracciando in essa l'amore di Dio. 








CHIAMATI NELLA CHIESA A SEGUIRE CRISTO, IL PIU' FORTE CHE SULLA CROCE LEGA IL FORTE SMENTENDO CON IL PERDONO LA SUA BESTEMMIA



E' forte il demonio, molto più forte di noi; è lui Belzeebul, il "Baal (signore) del sudiciume", quello che regna in ogni casa - la vita - delle persone che ha sedotto con la sua menzogna e, bestemmiando lo Spirito Santo, sono diventate le sue cose. Bestemmia traduce il termine greco blasphêmía, ingiuriare, in latino diffamazione. Per farci dubitare di Dio e del suo amore, il demonio ci presenta la nostra croce, dove Cristo ha disteso le sue braccia per accoglierci e perdonarci, come l'opera di un mostro che ci è nemico. Se accettiamo questa tentazione cominceremo a diffamare Dio imputandogli le nostre sofferenze. Alleati di satana scapperemo dalla Croce, per cadere però in peccati sempre più terribili, sperimentando amaramente che è satana il nostro vero nemico, perché non può rivoltarsi contro se stesso ma contro Dio e contro di noi. Inducendoci a bestemmiare contro lo Spirito Santo ci trascina fuori dalla salvezza, nella morte eterna che sperimentiamo anticipata nell'"impermeabilità della coscienza" (S. Giovanni Paolo II). Esiste eccome l'inferno, e comincia quando viviamo le relazioni e gli eventi come tombe dalle quali non possiamo uscire, avendo abbandonato "i mezzi con i quali ci compie la remissione dei peccati” (S. Tommaso D'Aquino). Ma coraggio, viene Gesù nella sua Chiesa, "l'uomo più forte" del demonio, l'unico che con la Croce ha il potere di legarlo e strapparci all'inferno; la Parola predicata e i sacramenti che la realizzano ci rivelano i chiodi che, trapassando la sua carne, testimoniano il suo amore capace di perdonare tutti i peccati. Ogni giorno ci troviamo nel mezzo del combattimento tra Cristo e Belzeebul, che per noi significa la libertà con cui possiamo accogliere il perdono che ci viene offerto nella Chiesa o chiuderci ostinatamente alla Grazia. Prendere la Croce, perché "come Gesù si servì della sua stessa passione, di quello cioè che si presentava come sofferenza, per restaurare la libertà e la salvezza in tutto il mondo, così fa con te: quando soffri, si serve della tua sofferenza per la tua salvezza e la tua gloria" (S. Giovanni Crisostomo); o continuare a bestemmiare il soffio di vita eterna e, rifiutandolo, restare nella morte. La vita è seria, paradiso e inferno sono dinanzi a noi celati dalla Croce; convertiamoci lasciandoci attirare da Cristo nella storia dove sperimenteremo le primizie del Cielo. 

Lunedì della III settimana del Tempo Ordinario. Commento audio




Lunedì della III settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Chi rifiuta lo Spirito e il sangue rimane nelle “opere morte”, nel peccato.
E la bestemmia contro lo Spirito Santo consiste proprio 
nel rifiuto radicale di accettare questa remissione, 
di cui Egli è l'intimo dispensatore e che presuppone la reale conversione, 
da Lui operata nella coscienza.

Giovanni Paolo II









L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 3,22-30.

Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo».





ANCHE SE LE TENTAZIONI CI VORREBBERO FAR DUBITARE DELL'AMORE DI DIO CON LE BESTEMMIE DI CHI DISPERA DELLA SALVEZZA, NELLA CHIESA POSSIAMO APPOGGIARCI AL PIU' FORTE CHE LEGA IL PUR FORTE DEMONIO SMENTENDO CON LA CROCE LE SUE MENZOGNE  

Il Cielo, quando appare sulla terra, getta sempre scompiglio. Fin dal Principio, lo Spirito Santo, il respiro di Dio, l'amore che alberga nel seno stesso della Trinità, ha realizzato, come un fedele operaio, la volontà e la Parola del Padre. "Pensi alla creazione?; essa fu operata nello Spirito Santo che consolidava e ornava i cieli. Pensi alla venuta di Cristo? Lo Spirito l'ha prepa­rata e poi, nella pienezza dei tempi, l'ha realizzata discen­dendo su Maria. Pensi alla formazione della Chiesa? Essa è opera dello Spirito Santo. Pensi alla parusia? Lo Spirito non sarà assente neppure allora, quando i morti sorgeranno dalla terra e si rivelerà dal cielo il nostro Salvatore" (san Basilio, De Spiritu Sancto, 16 e 19). Sin dalla creazione lo Spirito Santo aveva messo ordine, e l'amore aveva dato senso ad ogni cosa. Separando e distinguendo, ha fatto e rivelato la Verità; innanzi tutto che l'uomo è creatura e non è Dio. Poi, che ha bisogno di Dio, e senza di Lui non può far nulla; anche quello che sembra poter fare da solo, non è altro che fumo, vanità, opere morte pronte a corrompersi. Ma l’uomo, ricolmo dello Spirito santo, è anche immagine del suo Creatore, creato per dialogare con Lui in obbedienza e amore. Penetrando nell'uomo, lo Spirito vi ha deposto il dono più grande, terribile e dolce ad un tempo, la libertà. In essa l'uomo avrebbe potuto amare davvero, ma anche odiare, obbedire o disobbedire. E fu disobbedienza, e fu un'altra separazione, tragica e dolorosa, come quella del caos che regnava prima della creazione. La naturale distanza tra Creatore e creatura poteva essere colmata dall’accoglienza dell'amore obbediente, eppure la disobbedienza ha chiuso il cuore dell'uomo allo Spirito Santo. Ma Dio, che non è un uomo, non si è arreso: "L'amore appassionato di Dio per il suo popolo — per l'uomo — è nello stesso tempo un amore che perdona. Esso è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia. Il cristiano vede, in questo, già profilarsi velatamente il mistero della Croce: Dio ama tanto l'uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore" (Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 10). Dio ha tratto il suo Figlio dalla carne della Vergine Maria come in principio aveva tratto Adamo dalla terra vergine. Lo Spirito Santo è apparso ancora sull'uscio della nuova e definitiva creazione. Nel seno di Maria, come nel seno dell'umanità, ha riportato l'ordine e il senso perduti, per non abbandonare più Gesù, il nuovo e perfetto Adamo, lo consacra in potenza nelle acque del Giordano; lo "getta" nell'arena del deserto per combattere e vincere nella lotta con satana; lo colma di sè per annunciare la Buona Notizia; lo assiste nei miracoli che liberano i poveri, i piccoli, i peccatori; lo sostiene con grida e gemiti nell'ora della prova; lo accompagna sul ciglio della vita per essere effuso, nell'ultimo respiro, su ogni uomo, un soffio infinito di amore e misericordia a perdonare ogni peccato.


Questa è l'opera dello Spirito Santo in Gesù di Nazaret, duemila anni fa a Cafarnao come oggi nella nostra vita. Sospinto da un amore incontenibile entra oggi nel caos che distrugge le nostre esistenze, nel disordine affettivo, nella confusione idolatrica che ci getta in ginocchio in una stolta adorazione di idoli muti, quali il denaro, il potere, l’onore, il rispetto, e poi il lavoro, le vacanze, i diritti vecchi e nuovi, l’autonomia superba travestita da libertà. Entra Gesù, «l'uomo più forte» nella nostra casa, e «lega l'uomo forte». E' forte il demonio, molto più forte di noi, e ogni sua parola, ogni suo inganno, mirano a un unico obbiettivo: farci dubitare di Dio, disperare del suo amore, «bestemmiare contro lo Spirito Santo». Il demonio sa che in Cristo ogni peccato sarà perdonato, conosce il cammino dato all'uomo per salvarsi e che consiste nella conversione e nell'umiltà, nel riconoscere i propri peccati e lasciarsi ferire dall'amore di Dio e consegnarli ogni sudiciume. «Belzeebul» significa infatti "Baal del sudiciume", signore dell'impuro. Il demonio sa che, sbattuto dinanzi alla Croce, non può assolutamente nulla. Per questo induce l'uomo a sottrarsi alla Croce, all'umiltà, al riconoscersi debole nella consapevolezza che satana esiste ed è forte; per questo si nasconde, e scuote la ragione mostrando l'assurdo di un amore che "si rivolge contro se stesso". In fondo vi è caduto anche Mosè, quando ha dubitato che Dio avrebbe potuto avere ancora misericordia di un Popolo tanto ostinato, e per questo non è entrato nella Terra. Ha dubitato anche Pietro, ed era satana, di fronte all'annuncio della stoltezza e della follia della Croce. Dubitiamo anche noi e ci risvegliamo sulla soglia della bestemmia contro lo Spirito Santo. La parola «bestemmia» traduce il termine greco «blasphêmía», che deriva da «ingiuriare» e da «reputazione», che in latino denota letteralmente la «diffamazione». Ci troviamo soggiogati da un aguzzino feroce, in situazioni inestricabili, il marito violento, il lavoro insopportabile, un'amicizia tradita, un figlio schiavo della droga, i debiti, la Croce,  e non vediamo nessuna via d'uscita ragionevole. Quando tutto ci sembra cospirare contro, anche i miracoli, le opere d'amore compiute da Dio in nostro favore, si rivestono di una tenebra sinistra, e cediamo al veleno del dubbio, «che non sia tutto un caso, un inganno?». E cominciamo ad insultare, a «diffamare» Dio. La storia della salvezza, la Croce gloriosa di Cristo che ci ha sottratti al caos, diviene ai nostri occhi un tragico scherzo del destino, coincidenze che ci hanno tratto in inganno. Mia moglie non cambierà mai, questo cancro distruggerà in un sol colpo ogni speranza, i soldi non mi basteranno, non troverò lavoro, tanto meno un fidanzato, non cambierò mai, gli stessi peccati mi inchioderanno alla dannazione. Così, come ha scritto Romano Guardini, “il no, il male, il nulla si fanno momenti gravidi di contenuto, ‘valori antivalenti’, potenze del mondo... Il no viene considerato come appartenente al sì, il nulla come appartenente all’essere, il male come appartenente al bene: in ultima analisi, ed in maniera espressa, l’elemento satanico come appartenente a Dio, il che, secondo Matteo è il peccato in assoluto, la bestemmia contro lo Spirito Santo" (R. Guardini, Senso della teoria degli opposti). Diveniamo stolti come gli «scribi scesi da Gerusalemme», incapaci di ragionare le cose più semplici, come il fatto che «un regno diviso non può aver potere», che «satana non può rivoltarsi contro se stesso». La stoltezza che nega l'evidenza del bene è la peggiore, è la condanna più atroce, quella che ci fa vivere come dei topi in gabbia. Il caos antecedente la creazione torna a sconvolgere le nostre vite, al punto di sbarrarci le porte alla conversione. San Tommaso d’Aquino afferma che il peccato contro lo Spirito Santo “si dice irremissibile… perché toglie i mezzi con i quali ci compie la remissione dei peccati” (S.Th. II, 14,3). Una "impermeabilità della coscienza" (Giovanni Paolo II) si impossessa del nostro intimo, ci getta nello sconforto e in una sorta di depressione spirituale. Ma giunge oggi il Signore, ed è «il più forte». Il suo amore squarcia i Cieli e discende nella profondità più nascosta del nostro intimo, laddove abbiamo alzato bandiera bianca, arrendendoci alla nostra debolezza. E prende per mano proprio questa debolezza, per esorcizzare il dubbio: «lega» il demonio, incatena la menzogna, azzittisce l'orgoglio. Gesù viene oggi per farci «suo bottino», proprietà eterna del suo amore. Viene con fatti concreti, sciogliendo catene che ci legavano da anni, illumina con il bagliore della misericordia il volto del fratello sino ad oggi oscurato dai giudizi e dai rancori. Con Lui scende in noi il soffio dello Spirito per svelarci la Verità: in ogni evento alberga un germe d'amore e di vita, il mistero nascosto agli angeli, l'amore fatto carne nei nostri fallimenti, in tutto quello che ci aveva condotti sull'orlo del baratro. «Forte», il Signore ci fa forti della sua fedeltà, ci strappa dalle mani del demonio, riporta ordine e pace, e ogni cosa torna al suo posto, nello scrigno della Sua volontà. Viene Gesù, e nel cuore e sulle labbra, laddove affiorava maligna la bestemmia, depone un canto di lode e di benedizione.



 APPROFONDIMENTI


Giovanni Paolo II. Il peccato contro lo Spirito Santo

Isacco della Stella. L'invidia: una bestemmia contro lo Spirito








III Domenica del Tempo Ordinario. Anno A




αποφθεγμα Apoftegma









COMMENTO CATECHETICO






PESCATI DALLA PAROLA CHE ILLUMINA LE TENEBRE RICREANDOCI IN CRISTO PESCATORI CHE GETTANO SE STESSI PER SALVARE OGNI UOMO
Che cosa ha spinto Pietro e Andrea, e Giacomo e Giovanni a lasciare barca, reti e padre e seguire subito il Signore, senza alcun indugio? Subito. Non v’è stato tempo per riordinare le idee, fare due calcoli, neanche per soppesare pro e contro di una scelta. Lasciare e seguire.
Gesù, e questo è bastato. Lui passava, Lui li ha visti, Lui li ha chiamati. Per questo hanno lasciato tutto per seguirlo. Solo nelle sue parole, infatti, c’è una forza così dirompente da cambiare la vita nello spazio di un istante. Solo nei suoi occhi vi è la Misericordia infinita capace di strappare alle reti la nostra vita.
Sono tantissime, infatti, quelle con le quali ogni giorno cerchiamo di sfangarla. Le gettiamo per carpire un affetto, un po’ di considerazione, guadagnare un posto di lavoro,  fare carriera. E reti di contatti, cellulari pieni di sms, brevi messaggi come reti gettate dal vuoto profondo dell’incomunicabilità.
La rete, non si chiama così quel pozzo senza fondo che, attraverso lo schermo di un computer, ci afferra sino a precipitarci nell’illusione d’essere in contatto col mondo intero? Internet, la rete, metafora della nostra vita, una piroetta virtuale che sfiora la realtà senza viverla realmente.
Sempre connessi per dimenticare d’essere disconnessi dall’essenziale, dal vero, dal bello, dal buono. Sempre connessi eppure soli, con il cuore lontano dall’unico link autentico, la Croce di Cristo, come tralci staccati dalla vite, dalla fonte della vita vera. 
Siamo immersi nell’illusione che basti un click o un touch per parlare, relazionarsi, forse anche amare; un secondo e i desideri si realizzano. Tutto sottomesso a un polpastrello, dimenticando la fatica e il sudore dell’amore autentico, il sacrificio del donarsi, i chiodi che trafiggono il link eterno, l’amore che non può essere che crocifisso.
Network, links, chat, maglie di una rete che ci rapisce il cuore, sottrae il tempo, evapora i profili, scolora le relazioni in una menzogna travestita di vuota pienezza. E’ l’immagine della vita senza Cristo, nella quale ci si dibatte come pesci indifesi, pescati irrimediabilmente e sottratti all’acqua autentica della volontà divina.
Anche noi siamo pesci fuor d’acqua, figli di un Popolo avvolto nelle tenebre; siamo cresciuti anche noi a Cafarnao, nella “Galilea delle genti”, la regione estrema e borderline, compromessa con i traffici dei pagani, “reti” commerciali che avevano sbiadito la purezza della religione dei Padri, lontana dall’autorità del Tempio. Come la nostra vita passata accanto a Zebedeo, immagine della nostra origine carnale, debole e schiava della rete di peccati.
Proprio qui, anche oggi, Gesù viene a rifugiarsi; possiamo “convertirci” perché “è giunto a noi, nella nostra Cafarnao, il Regno dei Cieli”. Non siamo noi a dover cercare nel buio un’isola di felicità e di tregua tra le reti della vita; al contrario, sono il Regno, la pace, il perdono, la libertà che vengono a cercarci.
Quello che per noi è da fuggire è per Lui un rifugioil fondamento del suo Regno. Quella casa che vorremmo chiudere e da cui vorremmo traslocare è la dimora che Gesù ha sognato e desiderato da sempre.
Cafarnao infatti significa “Villaggio del conforto, della consolazione“.  Anche se per noi è solo noia e dolore, Gesù sa vedere nella nostra vita il seme della consolazione. Lui sa che, prendendovi dimora, tutto può cambiare.
Come la “casa della consolazione” ha ospitato il Consolatore, così la nostra stessa vita abitata da Lui, salvata e perdonata, diviene annuncio per ogni uomo: le tenebre che hanno visto la luce divengono luce per le tenebre del mondoIl Vangelo, infatti, è annunziato solo da chi ha sperimentato nella carne la stessa sorte di coloro ai quali è inviato.
E’ questa la vera inculturazione del Vangelo: scendere nella vita di chi giace nelle tenebre, obbligato a trascinare un “giogo” pesantissimo. Per chi è preso nelle maglie della “rete” del demonio servono “pescatori di uomini” pescati a loro volta da Colui che si è lasciato imprigionare dalla morte per distruggerla. Servono apostoli liberati da Cristo, l’unico che ha saputo introdursi nella fitta rete di inganni spezzandone le maglie una ad una con il suo amore. Testimoni che hanno imparato come si pesca un uomo che sta annegando…
Gesù anche oggi “passa lungo il Mare di Galilea”, ed è Pasqua! Ci guarda e ci dice: “Seguitemi, vi farò pescatore di uomini”. Ovvero, “venite con me a passare oltre la morte; camminate dietro a me verso la libertà autentica per gettarvi nel mare della morte per salvare questa generazione”.
Tutto ha inizio dalla chiamata che è personale proprio perché detta al plurale: solo Gesù, infatti, scorge accanto a noi il fratello che abbiamo da sempre dimenticato; Lui sa che siamo nati per amare, anche se oggi non ne siamo capaci.
Non a caso chiama due coppie di fratelli, profetizzando lo sguardo con cui ci avrebbe raccolti e chiamati insieme con le persone che non immaginiamo. I l frutto del peccato di Adamo ed Eva, infatti, è stato l’omicidio di Abele: “sono forse il guardiano di mio fratello?” disse Caino. Come ciascuno di noi, quando irrompe l’invidia e la gelosia ci soffoca. Gesù “passa” e chiama Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù riconciliando quello che la carne e il peccato avevano diviso.
Gesù “passa” e ridona ordine e dignità alla nostra storia, combatte con il nostro uomo vecchio con la forza del suo sguardo e della sua parola. Solo quando saremo liberi potremo farci schiavi di tutti, al punto di offrirci come “pescatori di uomini”.
Il suo amore fa nuove tutte le cose. Senza disprezzare nulla di ciò che siamo, come Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo che, pescatori, hanno continuato ad esserlo, ma con un’altra qualità, un altro senso: la loro vita sino ad allora messa al servizio di se stessi, era ora “gettata” come una rete al servizio della felicità dell’altro.
Così, nella chiamata di Gesù, quello che siamo, carattere, parole, debolezze, capacità, tutto si trasfigura, acquisisce un senso che colma e sazia. “Convertirsi” è proprio questo: lasciare che la Parola di Gesù “converta” carne, mente e anima al suo amore, portando a perfezione tutto quello che ci appartiene.

"FUORI DI SE'" PER ESSERE AMORE "DENTRO" LA CARNE E LA VITA DI TUTTI NOI




Gesù era "fuori di sé"; non viveva in se stesso, per se stesso, ma totalmente “fuori”, consegnato agli uomini. L'amore che lo rendeva pane gli impediva di prendere pane. Si nutriva della volontà del Padre, un cibo che l’uomo vecchio non conosce perché è incapace di comprendere le ragioni dello Spirito, anzi, vi muove guerra; e ci muove per saziarsi, non per saziare. Per questo "i suoi" - che potrebbero essere i preti, le suore, quelli a Lui più vicini giuridicamente e sentimentalmente ma non esistenzialmente - gelosi e invidiosi, non potevano accettare la follia di un amore che lo sospingeva ben oltre i limiti della carne, dando la sua da mangiare nei luoghi che tutti evitavano, per le persone che tutti ritenevano ormai spacciate. Gesù era la gratuità totale, mai vista prima in un uomo. Non è possibile che sia reale un amore così, il nostro cuore non lo ha conosciuto. Ci deve essere qualcosa sotto, non si può vivere e amare così. Come uscire da noi stessi se “fuori” abbiamo conosciuto solo la morte della frustrazione? Come fai a donare la tua vita se essa è solo un pugno di giorni amari da difendere con i denti? Per questo i suoi cercano di "prendere" Gesù e riportarlo alla ragionevolezza della sapienza carnale. Dovevano addomesticarlo per renderlo innocuo e non contraddicesse le loro convinzioni mettendo in crisi equilibri faticosamente acquisiti. Così, spesso accade che i nemici dei cristiani siano proprio i familiari più stretti, la carne della tua carne. O l’amico del cuore, il fidanzato, per cui ci troviamo infilati in rapporti morbosi e pieni di compromessi, cercando inutilmente di saziare la fame di amore. Accettiamolo, anche noi siamo tra i parenti di Gesù, impigliati nelle stesse debolezze affettive. Per amare bisogna essere passati oltre il mare che ci inchioda in Egitto schiavi del faraone. Ama solo chi, ormai libero, vive ogni evento nella Pasqua di Cristo! Ma coraggio, nella Chiesa che ci sazia con il cibo della vita eterna, possiamo accogliere Cristo che esce "fuori di sé" per essere amore "dentro" la nostra carne, e così trasformare noi egoisti in agnellini umile che si offrono a chi li conduce al mattatoio.



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