Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Le donne sono le prime incaricate di annunciare la resurrezione. 
Avevano vissuto gli eventi tragici culminati 
nella crocifissione di Cristo sul Calvario; 
avevano sperimentato la tristezza e lo smarrimento. 
Non avevano abbandonato, però, nell´ora della prova il loro Signore. 
Vanno di nascosto nel luogo dove Gesù era stato sepolto 
per rivederlo ancora e abbracciarlo l´ultima volta. 
Le spinge l´amore
quello stesso amore che le aveva portate a seguirlo 
per le strade della Galilea e della Giudea sino al Calvario
Donne fortunate
Non sapevano ancora che quella 
era l´alba del giorno più importante della storia. 
Non potevano sapere che loro, proprio loro, 
sarebbero state le prime testimoni della risurrezione di Gesù.

Giovanni Paolo II, Omelia della Veglia di Pasqua, 14 aprile 2001

  



COMMENTO CATECHETICO SULLA MISSIONE DELLA DONNA










L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 8,1-3.

In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni. 





LA CHIESA, NUOVA EVA AMATA GRATUITAMENTE, SEGUE LO SPOSO DONANDO SE STESSA PER TESTIMONIARE AL MONDO IL PERDONO DI DIO 



Nel brano di oggi risplende l'esito della corte spietata dello Sposo per la Sposa che lo aveva tradito sedotta da sette demoni, la pienezza della concupiscenza. Per farla capitolare e strapparla a tante lusinghe e menzogne Gesù ha usato ciò che lo rende unico: il perdono dei peccati. Chi ne ha fatto esperienza non può più resistere a Gesù, perché il suo perdono non solo estirpa il peccato, ma depone nel cuore la sua stessa vita, che, ricevuta gratuitamente, muove "naturalmente" il cuore alla gratitudine che si fa sempre sequela e offerta della propria vita. Chi ha sperimentato l'amore di Dio rivelato in Cristo, quello che nessuno ha mai avuto per lui, non ha bisogno di appelli, di comitati, di convegni, di spot pubblicitari. Seguire Gesù senza riservare nulla a se stessi è il frutto naturale della sua vita nuova: le membra una volta offerte al peccato, risuscitate dal suo amore, ne divengono strumenti privilegiati. E' la storia delle donne del Vangelo di oggi: seguono per gratitudine lo Sposo che, per strapparle all'amante, le aveva guarite da spiriti cattivi e da infermità ammalandosi della loro stessa morte. Per questo erano lì, insieme a Pietro, anch'egli cercato e perdonato sulle sponde del lago di Galilea. La Chiesa è la comunità dei "graziati", la Sposa che, liberata dal giogo del peccato, ha abbandonato la casa di suo Padre per seguire lo Sposo più bello. Come recita il Cantico dei Cantici, dare in cambio di questo amore tutti i beni della terra sarebbe disprezzarlo; è gratuito, possiamo solo lasciare che ci seduca. Per salvare l'umanità, Gesù ha scelto tra i peggiori: donne indemoniate, malate, deboli. Le peggiori. Come te e come me. Primo perché nessuna possa gloriarsi davanti a Dio; secondo per offrire a tutti un segno credibile di speranza: se lo stiamo seguendo noi, allora vuol dire che tutti, ma proprio tutti potranno essere salvati e cambiare vita. E oggi, vivi nella gratuità che ti ha salvato e che si fa accoglienza e dono? Se no saresti una sposa a metà, come purtroppo vivono tante donne, anche nella Chiesa. Incomplete, frustrate e nevrotiche, sempre in cerca di gratificazioni. Se ti senti così, se stai continuamente mormorando contro tuo marito, il vangelo di oggi è una Buona Notizia per te: tranquilla, una madre non sarà mai un padre, e una moglie non sarà mai un marito, come la Vergine Maria non sarà mai Gesù suo Figlio. Lei non ha mai avuto problemi di ruolo e di prestigio, di identità e di parità. Lei era la Madre di Dio, la Sposa immacolata dell'Amore che non muore. Non desiderava altro perché quello che aveva era tutto, soprattutto perché quello che era stata chiamata a essere da prima della creazione era tutto, era l'avventura più affascinante, anche se piena di dolori. Per strappare l'umanità al principe di questo mondo, infatti, Dio ha scelto Maria, e in lei molte altre donne, per essere le prime testimoni della risurrezione, le prime cioè a sperimentare la concretezza e il potere del suo perdono. Che privilegio, in una società nella quale alle donne non era consentito testimoniare nulla... Senza il loro annuncio Pietro non sarebbe andato al sepolcro... Quindi, senza l'annuncio delle donne niente messe, niente confessione e niente preti. Maria, e le altre donne del Vangelo ci chiamano a conversione. Innanzitutto per imparare a guardarle con gli occhi di Cristo colmi di rispetto e tenerezza per le debolezze, venerazione per la Grazia che recano in seno. Venerazione anche per la sessualità, senza esigere, senza violenza, mettendo la carne a servizio della volontà e dell'amore. C'è poco da scherzare. Siamo chiamati a riconoscere nelle donne l'avanguardia della storia: la madre di famiglia come la suora di clausura, la sposa come la vergine consacrata, ogni donna arriva sempre prima dell'uomo. Era al sepolcro prima di tutti, prima dei preti, dei padri e dei mariti. Era lì perché, come la peccatrice di quella città che abbiamo visto ieri, ha sperimentato di essere stata perdonata tanto, e per questo amava molto, seguendo fedelmente il Signore; come Maria e la Maddalena, le uniche sotto la Croce. La donna ama e ha coraggio dove l'uomo teme e tradisce. La donna "apre" la Chiesa e il cammino che ad essa conduce. La donna è la Chiesa e per questo si apre e si dona, e accoglie ogni peccatore perché in essa incontri la misericordia nei sacramenti e nella Parola. 


Allo stesso modo, in ogni famiglia, non può mancare l'amore ardente delle donne, la loro ricerca innamorata, il loro giungere all'alba e prima di tutti sulla soglia delle situazioni disperate. La mamma arriva sempre dove sente puzza di bruciato: guarda un figlio, lo "annusa" con il suo sesto senso, e ne intercetta subito il disagio, il dolore, la crisi; la madre, non si sa come, giunge sempre per prima al sepolcro dove si è infilata la vita dei suoi figli. E sempre per venerare e amare, mai per giudicare; le madri, donne innamorate e non "zitelle" come dice ancora Papa Francesco, donne feconde e fedeli, come le mirofore al sepolcro. E lì, dove arrivano prime perché amate per prime, accade sempre lo stesso: appare Cristo risorto, parla al loro cuore, e le apre alla speranza. Per questo, le madri corrono poi a chiamare il padre, ad annunciargli quello che hanno visto piene di fede, perché vada anche lui alla tomba, e veda, e creda, e, con loro, prenda decisioni... Prima la misericordia di una madre, e poi l'autorità del Padre, che può essere accolta solo se scaturisce dalla misericordia materna. Prima l'annuncio della Buona Notizia e poi l'insegnamento, e così padre e madre si completano per il bene dei figli; come accade nella Chiesa: "una bella e vera omelia deve cominciare con il primo annuncio della salvezza. Non c’è niente di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Poi si deve fare una catechesi. Infine si può tirare anche una conseguenza morale. Ma l’annuncio dell’amore salvifico di Dio è previo all’obbligazione morale e religiosa" (Papa Francesco). Per questo è necessario l'annuncio delle donne che scaturisce dalla loro esperienza di essere state guarite dalla misericordia; è decisiva la loro intercessione che si fa annuncio invincibile di speranza. Oggi il Vangelo ci annuncia proprio questo equilibrio, nella Chiesa come nelle famiglie cristiane, altrimenti non si può compiere la missione affidata: "c'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità", e per questo offrivano senza riserve se stessi, compresi i propri beni. Se una parrocchia o una Diocesi è preoccupata per i soldi, al punto di frenare lo zelo per il vangelo, è malata, ha dimenticato il suo Sposo, tradendolo di nuovo dopo averne sperimentato il perdono. La "radice di tutti i mali, infatti, è l'avarizia"; così torniamo all'origine dell'adulterio della Sposa, perché tra le parole ingannevoli dette ad Eva dal serpente, si nascondevano proprio quelle tese a innescare nel suo cuore l'adulterio e l'idolatria, figli dell'avarizia. Tagliare con Dio per essere come Lui è anche appropriarsi dei beni che Egli ci dona e difenderli egoisticamente. L'essere donna è un bene immenso, se vissuto da figlia e creatura docile e abbandonata alla volontà del Padre e Creatore. L'orgoglio innescato da satana rompe anche l'essenza e il fondamento della natura e della specificità femminile, il suo essere vergine, sposa e madre. Una donna avara che si chiude alla vita e all'amore, attaccandosi al denaro e al prestigio, cercando al di fuori del suo essere più intimo il compimento e la gioia, e rifiutandolo come fosse una umiliazione, è ormai presa nei lacci dell'inganno. Assistiamo ogni giorno ai disastri che sta producendo questa menzogna: ovunque stanno scomparendo l'equilibrio e la complementarietà. Anche nella Chiesa, dove si sta insinuando la stolta ignoranza che esige per le donne quello che non sono e non saranno mai. Certo, se si segue l'ideologia per la quale ormai non vi sono più padri e madri ma solo genitore 1 e genitore 2, allora anche nella Chiesa, potremo avere ministro 1 e ministro 2, preti e suore liberamente intercambiabili, secondo il desiderio e il sentimento del momento. La confusione sessuale e dei ruoli che vira sempre più verso astio e desideri di autodeterminazione, perversione e libidine sfrenate, nasce sempre dall'attacco che il demonio sferra contro la donna. Come Dio ha creato l'uomo a sua immagine "maschio e femmina", così nella società e nella famiglia, come nella Chiesa, esistono maschi e femmine, diversi ma l'uno aiuto dell'altro. Mai uguali ma sempre persone con identica dignità e valore. Un prete vale più di una suora perché presiede l'eucarestia? Chi pensa così non ha compreso nulla di una famiglia, della sua natura e bellezza. L'immagine completa e autentica di Dio non è più completa in un uomo (anche se prete) che in una donna. L'immagine di Dio risplende nella diversità e nella complementarietà: "Dio crea l’umano maschio e femmina perché fosse l’amore e non l’uguaglianza ad unire le persone" (San Giovanni Crisostomo). Con Cristo, nel cammino della Chiesa per le "città e i villaggi" delle generazioni del mondo, gli apostoli sono mandati insieme alle donne per condividere e realizzare la volontà del Padre compiuta nel Figlio. Con Lui, insieme perdonati e salvati, rigenerati e inviati, uomini e donne, sacerdoti e suore, padri e madri sono inviati nel mondo a testimoniare con gratitudine l'immagine amorevole di Dio che ogni uomo desidera ardentemente di vedere. 



21 settembre. San Matteo Apostolo




αποφθεγμα Apoftegma
Gesù, se è necessario che la tavola insozzata da essi
sia purificata da un’anima la quale vi ama,
voglio ben mangiare sola il pane della prova 
fino a quando vi piaccia introdurmi nel vostro Regno luminoso. 

Santa Teresa di Lisieux, Storia di un’anima
  









L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13.

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».


AMATI PER SEGUIRLO IMPARANDO LA MISERICORDIA NEL SENO DELLA CHIESA




Diceva Chesterton: "Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate". E non faceva altro che ridire le parole con le quali Gesù aveva risposto ai farisei che interrogavano i discepoli sull'atteggiamento scandaloso del loro Maestro che mangiava insieme ai pubblicani e ai peccatori: "non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". Qualcosa di più ovvio e reale? No, eppure era diventato un dogma religioso affermare proprio il contrario, che cioè il medico era per i sani e non per i malati. Il Messia doveva venire per i buoni, i puri, gli impeccabili. Come accade spesso nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie, ma anche nella società civile e progredita, dove, per nascere, i figli non hanno bisogno di mamma e papà. Invece le foglie sono verdi in estate, e due più due fa quattro, proprio come un malato ha bisogno di un medico. Allora, perché bisogna di nuovo attizzare il fuoco purificatore della Verità per testimoniare la realtà di ogni uomo e sguainare la spada della Parola di Dio per dimostrare l'evidenza? Perché il demonio ci ha ingannati negando tutta la verità e facendoci credere tutta la menzogna; ci ha immersi in un sogno che nega la nostra malattia per farci asserire che, invece, siamo svegli e sani. Per questo non riusciamo a comprendere cosa significhi la misericordia. Quando, per esempio, Papa Francesco ne parla, o la consideriamo una sorta di smacchiatore tascabile oppure ci indigniamo perché ai nostri cuori moralistici, ci appare troppo a buon mercato. La "misericordina", ricordate? Suvvia... Il cristianesimo è una cosa seria. Ma, in fondo, nel segreto, ce la prendiamo per toglierci quel senso di acidità, ma sbagliamo posologia, impedendo alla misericordia di curare alla radice il morbo maligno che ci sta uccidendo. Per questo oggi il Signore ci invia proprio nella nostra vita, dicendoci di "andare" al lavoro, a scuola, in famiglia, nella comunità cristiana, per "imparare", alla luce di questa Parola, "cosa significhi misericordia voglio e non sacrifici". La nostra vocazione fondamentale, infatti, è quella di seguire Gesù per imparare la misericordia. Non stupitevi, bisogna re-imparare la Verità, perché il demonio ha cambiato le carte in tavola, e ora la drammatica necessità della morte e risurrezione di Cristo non ci dice più nulla. Non c'entra con la mia vita, con il mio lavoro, con il mio fidanzamento. Forse a parole sì, ma nella vita quotidiana e reale no. Andiamo allora alla nostra vita di sempre, identica a quella di Matteo, perché è quella la scuola dove Gesù ha piantato la Croce, la cattedra dalla quale ci insegna la misericordia. Si è infatti avvicinato al tavolo dove Matteo si faceva ogni giorno più impuro e lontano da Dio; laddove stava distruggendo la liturgia di santità alla quale era chiamato, facendo della sua vita un culto offerto al demonio. A quel tavolo strozzava la vita ai poveri, agli orfani, alle vedove, ai suoi fratelli, al suo stesso sangue tradito. E Gesù è venuto a cercarlo proprio lì, in quel lazzaretto fetido dove Matteo si era abituato a vivere come un appestato odiato e tenuto a distanza da tutti. Tutti meno Gesù, il Medico che aveva saputo cogliere in lui il malato bisognoso delle sue cure. Per questo Gesù si era seduto alla sua tavola, ne aveva condiviso la solitudine, il disprezzo, la morte; aveva fatto ciò che secondo la Legge era proibito per salvare chi stava vivendo una vita fuorilegge, schiava del proibito. E lì, lo ha fissato con tenerezza e compassione, e lo ha amato. Giunto accanto a lui lo ha accolto nella misericordia. Ditemi, trovate nel brano di oggi sulla bocca di Gesù parole tipo "devi", "sforzati", "comportati così e così"? No vero? Solo un semplicissimo "seguimi" rivolto a chi, in Israele, ne era più indegno. Lui, che non era un fariseo, un dottore della legge, ma neanche un semplice popolano; lui, il più reietto, detestabile, un ladro e traditore. "Seguimi", ti ho guardato e ho visto me in te, e ho scelto te, così come sei; non ti preoccupare, non guardare te stesso, non restare con quel dito chiedendoti "ma proprio io??"; si proprio tu, perché ti ho amato e scelto da sempre; non importa quello che hai fatto, ora cambia tutto, ora, nel mio amore. Segui me e la tua vita sarà qualcosa che neanche hai immaginato. Seguimi e sarai felice. Perché in quel "seguimi" c'era Dio, il suo potere infinito che si manifesta nella misericordia. In quel "seguimi" c'era l'amore infinito dello Sposo che scopre le sue carte per far capitolare l'amata perché lasci la casa di suo padre e lo segua in una vita nuova. Quel "seguimi" polverizzava il valore e l'importanza che per Matteo aveva avuto la sua vita sino ad allora, il denaro e il potere. Quel "seguimi" sbriciolava i suoi peccati in un perdono che, rivelando l'infinita bellezza, bontà e grandezza di Dio, ne svelava l'inconsistenza e il nulla verso cui stavano spingendo Matteo. 


Per questo in Gesù e nelle sue parole non vi è traccia di moralismo: è la misericordia che estirpa dal cuore il veleno del peccato per fare posto al soffio dello Spirito Santo, della vita divina. E' l'amore che ridicolizza il peccato! L'amore che ama chi, nel mondo, non è degno neanche di uno sguardo. Matteo aveva compreso che per ottenerlo non sarebbe stato sufficiente dare tutti i beni della terra; anzi, come recita il Cantici dei Cantici, pensare di dare in cambio qualcosa, sarebbe addirittura disprezzarlo. Perché quell'amore è celeste, una fiamma del Signore; non può che essere gratuito, perché nessuno sforzo sarebbe adeguato per ottenerlo, come se un impiegato statale si illudesse di comprare una reggia con i soldi della liquidazione. O hai un re tra i tuoi parenti che te la lascia in eredità, oppure scordatela. Ecco, Gesù è passato da Matteo perché doveva consegnargli l'eredità che gli spettava. Ma ne era indegno, per questo l'unico degno si è lasciato uccidere dalla sua indegnità per potergliela lasciare in eredità. Questo cortocircuito ha letteralmente scaricato nel cuore di Matteo la sovrabbondanza della Grazia di una vita nuova che ha preso il posto dell'abbondanza di peccato che avvelenava la sua vecchia vita. Una Grazia incontenibile, che diventa immediatamente segno e testimonianza di speranza. Gesù si era seduto alla tavola di Matteo, ora Matteo accompagna i suoi amici, i peccatori come lui, a sedersi alla mensa di Gesù. Matteo rinato ha immediatamente e naturalmente moltiplicato la sua esperienza, ne ha fatto cibo per i suoi amici, peccatori come Lui. La sua chiamata si è trasformata immediatamente in cento, mille chiamate. La Grazia sperimentata è diventata Grazia per molti altri. L'esperienza del perdono ha coinvolto il Signore in un'opera ancor più grande. Matteo, il peccatore, è divenuto così la porta ad un fiume di Grazie. Matteo fonte di misericordia, amato da Gesù ne diviene l'amico, il fratello e lo conduce sui passi della sua vita, della sua storia, a diffondere la stessa misericordia da lui sperimentata. Così, attraverso l'amore di Cristo sceso ad abbracciarlo nei suoi peccati, Matteo che non aveva forza per fare alcun sacrificio - che tra l'altro gli erano proibiti per Legge - ha imparato cosa significhi la misericordia. Malato ha incontrato il Medico che lo ha curato, punto. A noi forse costa un po' più di tempo e fatica, perché, come quei farisei, dobbiamo svegliarci e scendere dal mondo dei sogni. Ma Dio è fedele e lo sta facendo anche oggi: "Seguimi", ti ho guardato e ho visto me me in te, e ho scelto te, così come sei; non ti preoccupare, non guardare te stesso, non restare con quel dito chiedendoti "ma proprio io??"; si proprio tu, perché ti ho amato e scelto da sempre, non importa quello che hai fatto, ora cambia tutto, ora, nel mio amore... Segui me e la tua vita sarà qualcosa che neanche hai immaginato. Seguimi e sarai felice. Fratelli, In Matteo appare la nostra stessa chiamata. Perdonati per accompagnare Cristo sulle strade dei nostri giorni. Spendere la vita donata e riscattata alla mensa dei peccatori, lasciando che scenda, con Cristo, nelle macchie della storia, le grandi e le piccole, purificate dalle nostre anime amate infinitamente dal Signore. Seduti, sino all’ultimo giorno, accanto a chi non Lo conosce o lo sta rifiutando. Forse alla tavola dove ceniamo ogni sera con la nostra famiglia, accanto a nostro figlio; o forse alla mensa aziendale, o a quella scolastica, o al bar... E lì, donare, con gioia, la misericordia che salva, come ripete incessantemente Papa Francesco: "La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: "Gesù Cristo ti ha salvato!". E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia". Ma ministri della Chiesa sono anche i genitori, i fratelli, lo siamo tutti per chi si è perduto. Con tutti e per tutti sporcarsi, guardarli con gli occhi di Cristo, amarli nel suo amore, e sedersi con loro, alla loro tavola, giorno dopo giorno. L'amore a dieci metri di distanza non è amore, perché non potrà mai essere fecondo. Due sposi non generano figli con un semplice sguardo.... Così anche noi siamo chiamati a spogliarci, innanzitutto degli schemi, e poi delle certezze acquisite che, quasi sempre, non sono le verità immutabili del Vangelo, ma la loro caricatura da noi disegnata per difenderci e non correre il rischio di perdere la vita per amare davvero. Foglie che non sono verdi in estate... Essere cioè disposti ad accendere il fuoco dell'amore e sguainare la spada del Vangelo e rivedere tutto dieci volte al giorno, e sbriciolarsi per amore di una sola persona; per donarci a lei davvero, facendoci tutto a tutti, carne della carne di chi ci è accanto, anche se all'opposto della nostra vita e dei nostri valori; che il Signore ci conceda di non cedere all'ottusità, ma, con Cristo, di aprirci in uno sguardo capace di abbracciare l'infinito, il passato, il presente e il futuro in un solo abisso di misericordia che tutto trascende e purifica. 




Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario


Icona della Sapienza


αποφθεγμα Apoftegma

Purtroppo succede che la creatura uomo dica quasi sempre di no 
e pensi che solo il dire no, rappresenti la prova della libertà. 
Dio cerca l’uomo con tutti i registri possibili;  
cerca il cammino del rigore, della severità, nel Sinai, 
nel tempo dei profeti, nelle parole di Giovanni Battista.
E l’uomo risponde: no, io sono libero, 
non accetto il rigore di questi comandamenti, prendo la mia strada. 
Dio cerca anche con la strada dell’umiltà, della bontà, 
della sua vita, dell’amore all’uomo. 
E cosa succede? Anche qui l’uomo dice no, 
anzi, deride questo Dio debole che cerca il suo consenso 
e si rivela così non onnipotente.
L’uomo non entra in questo gioco del divino amore, si oppone. 
Questa è la tristezza e la sofferenza divina con questa sua storia.
Non hanno ascoltato, Signore. 
Così vediamo la verità che è questo lamento di Dio, 
che è nello stesso tempo non solo una descrizione del passato, 
ma un avviso e un’ammonizione forte a noi e alla nostra generazione: 
ascoltate finalmente, la cosa non è ancora persa, 
ascoltate e seguite il Signore. 

Card. Joseph Ratzinger, 12 dicembre 2003











L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 7,31-35. 

A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? 
Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto! 
E' venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. 
E' venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. 
Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli». 



FIGLI DELLA MISERICORDIA PER RENDERE GIUSTIZIA ALLA SAPIENZA CROCIFISSA CON CUI DIO AMA OGNI UOMO
"Santa Trinità" dell’inizio del IX secolo nella chiesa di Urschalling, vicino a Prien, in Bavaria
Come ci è venuto a cercare il Signore? Come ha vinto la nostra durezza e la nostra superficialità? Con amore infinito e pazienza smisurata. E' entrato nella nostra vita, si è sporcato, è venuto con noi, anche laddove abbiamo deciso di peccare. Non ci ha lasciati soli mentre ci dimenticavamo di Lui. Si è fatto peccato! Ah, ma questo è scandaloso! Sì, lo è, perché scandaloso è stato il nostro cuore, scandalosi i nostri peccati. Scandaloso l'esito della nostra vita lontana da Lui. Per questo, pur di strapparci al demonio, Gesù non ha avuto remore nel farsi giudicare come un "mangione e un beone" o come un "indemoniato". Si è fatto l'ultimo, obbediente alla volontà del Padre che lo spingeva nei bassifondi della storia, fin giù negli inferi. Lo ha fatto per noi, per te e per me, bambini capricciosi. Sesso, oggetti, vacanze, denaro, potere e prestigio, successo e visibilità, ecco i prodotti acquistati nelle nostre "piazze". E in mezzo al commercio che non ci ha mai arricchiti è giunta la sua Parola: quella seria e dura della verità che illumina i peccati, come "un lamento" nel quale avremmo potuto deporre le nostre lacrime. E quella dolce e compassionevole della misericordia, come di "un flauto" sulle cui note avremmo potuto danzare di gioia e gratitudine. Giovanni e Gesù: la Legge che rischiara e svela la realtà riportandola alla luce da sotto la crosta d'ipocrisia con cui l'abbiamo occultata, mettendo in ordine ciò che abbiamo messo in disordine. E la compassione che tocca l'impuro, che si fa samaritano pur di farsi prossimo di ogni eretico; che entra nelle case grondanti giudizi, perversioni, falsità, e si siede accanto ai peccatori che hanno infranto la Legge, per scriverla nei loro cuori risanati. Ma, come questa generazione - moralista e lassista allo stesso tempo, capace di dare cittadinanza ad ogni desiderio ma di chiudere la bocca a chi non la pensa allo stesso suo modo - anche noi non abbiamo accolto né l'una né l'altra, schiavi del nostro orgoglio capriccioso. E allora ecco la Croce, la "giustizia" che, sola, può salvare chi ha rifiutato ogni altra salvezza. E' la Sapienza che spazza via ogni tentativo della carne di saziare e dare ragioni che non può dare, perché giustifica chi non sarebbe giustificabile in alcun modo. Ecco oggi Cristo crocifisso, la Sapienza della Croce che rivela l'amore di Dio, la sua infinita pazienza e lo zelo pieno di compassione con il quale cerca ogni uomo. Il suo amore non resta invischiato negli schemi. Pur di salvare una persona si fa musica da ballare o lamento da piangere. Dio è così! Dio entra nelle discoteche pur di salvare un ragazzo che, ballando si sballa e butta la sua vita. Dio non lo ferma niente e nessuno! Perché Dio è lo Spirito Santo, il dolce soffio che penetra attraverso le fessure più sottili che l'uomo non riesce e vedere, ci ha raggiunti nelle piazze consegnandoci il perdono e la rigenerazione. Non a caso lo Spirito Santo è stato raffigurato dalla Tradizione come una colomba, mentre in ebraico il termine "ruah" è femminile; quasi una figura femminile, dunque, materna. Sì, la Sapienza è una madre che rigenera e dà alla luce i suoi figli che ne testimonieranno la "giustizia". Ecco il culmine inaspettato della "creatività coraggiosa" di Dio, quella alla quale Papa Francesco chiama la Chiesa perché non si fermi dinanzi alle difficoltà, ed esca senza paura nelle "piazze" dove si raduna una generazione bambina, che ha bisogno di essere raggiunta laddove si trova, impigliata nei capricci. Come è accaduto e accade a noi, cercati mille volte sino a che non abbiamo capitolato dinanzi alla Croce dove Gesù stendeva le sue braccia per accoglierci così come eravamo e, nella Chiesa, farci "figli" della Sapienza capaci di renderle testimonianza. 


Oggi, ogni giorno, non possiamo perdere neanche un'occasione. Il mondo capriccioso ci attende, entriamoci e sporchiamoci, senza temere che lo Spirito Santo ci avvinca e ci conduca nella sua "creatività". Sorgeranno allora parole nuove, gesti nuovi e unici per tutte le uniche e irripetibili persone e situazioni che incontreremo: i piccoli, i poveri, i divorziati e i loro figli, le mamme che hanno abortito, i giovani che convivono, quelli che sporcano la vita con droghe e sesso, tutti quelli che sono imprigionati nella rete del mondo e dei suoi messaggi virtuali; tutti ci attendono proprio nelle "piazze" dove si sono "seduti" lasciandosi vivere per morire. Ci aspettano per ascoltare la musica dello Spirito, le note dell'amore che si fa "danza" o "lamento", di certo melodia crocifissa. Forse oggi con nostro figlio dovremo digiunare per annunciargli che non di solo pane vive l'uomo ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio; per questo dovremo proibire ciò che sazia la carne, senza paura di "cantare un lamento" per l'uomo vecchio che muore senza l'ossigeno delle concupiscenze. O forse dovremo, al contrario, sederci a mensa con nostra figlia, laddove ella sta gettando alle ortiche la propria vita; "mangiare e bere" il veleno che lei ingerisce ogni giorno per deporvi l'antidoto della tenerezza e della compassione che nulla giudica e niente esige; senza il timore di "suonare il flauto" della misericordia gioiosa perché possa "ballare" con noi la danza del banchetto autentico che sazia spirito e anima. Anche oggi ci attendono "bambini" ostinati che non accoglieranno né Giovanni né Gesù. Ma proprio per questo oggi saremo lì, di fronte a loro, come Gesù fu accanto a Giuda, ultima speranza, anche dopo il tradimento. Quando il mondo rifiuta l'annuncio serio e misericordioso del Vangelo resta solo la testimonianza-martirio dei "figli della Sapienza", lo scoglio della Croce sul quale il male si infrange. Forse non vedremo con gli occhi della carne nessun cambiamento, nessuna conversione; forse moriremo e lasceremo la persona cara schiava della droga o sull'orlo del divorzio. Ma noi saremo là, di fronte a loro come una pattumiera a raccoglierne angosce e dolore, peccati e veleni, perché incrollabile è la certezza della fedeltà di Dio che, pur di salvare a ogni costo qualcuno, continua ad offrire suo Figlio nei "figli della Sapienza". Quando tutto fallisce significa che è giunto il momento della "creatività" che neanche il demonio poteva immaginare: la Croce sulla quale distendere le braccia e amare, caricandosi dei peccati dell'altro come un agnello muto di fronte ai suoi tosatori. Gesù è morto solo come un fallito, ma la sua Croce ha reso giustizia alla Sapienza: con essa stava salvando ogni uomo. Per questo il Signore ci chiama alla libertà che non spera nulla per sé, neanche di vedere la conversione. La Sapienza celeste attraversa la carne e il tempo e sa sperare oltre ogni apparenza: quando ci lasceremo crocifiggere, i nostri occhi di fede giungeranno a vedere, nel segreto della loro anima, l'incontro della misericordia di Dio con chi ci sta togliendo la vita, che forse accadrà ben più in là del presente.






Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

La prima metamorfosi avviene quaggiù 
mediante l'illuminazione e la conversione, 
cioè col passaggio dalla morte alla vita, 
dal peccato alla giustizia, 
dalla infedeltà alla fede, 
dalle cattive azioni ad una santa condotta. 
Coloro che risuscitano con questa risurrezione 
non subiscono la seconda morte. 

San Fulgenzio di Ruspe










L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Luca 7,11-17. 

In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla. 
Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. 
Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». 
E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». 
Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. 
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo». 
La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione. 










RISUSCITATI DALLA COMPASSIONE DEL FIGLIO PER INTERCESSIONE DELLA MADRE CHIESA

Nell'episodio si percepisce un'assenza decisiva. Manca il "padre". Se la "madre" è "vedova" significa che il figlio è orfano di padre. Ed è proprio questa la malattia che lo aveva ucciso! Egli è immagine di Adamo, scacciato nella “morte” - che è il salario del peccato - per aver accettato l'inganno con cui il demonio lo ha indotto a ribellarsi del Padre. Come il figlio prodigo, è "morto" per aver scelto l’autonomia tagliando con il “padre”. Sarebbe "tornato in vita" solo tornando a casa. Sì, chi non ha Padre è morto. In questo ragazzo possiamo specchiarci tutti, inguaribilmente schiavi di un narcisismo che cerca l'identità lontano da Dio. Perduto il Padre, siamo diventati orfani che generano orfani, morti che generano morti, riducendo la vita a un tragico ossimoro. Dalla bara dove l'abbiamo deposta, pur sposandoci, pur essendo preti o catechisti, dirigenti o professori, siamo incapaci d’essere padri, di dare cioè una testimonianza credibile da seminare nel cuore per generarvi il desiderio di viverla. Poi i figli e le persone che ci sono accanto, vorranno avere la loro esperienza e la loro fede, è normale, tentando di adeguare alla propria personalità quanto gli abbiamo testimoniato e annunciato. E questo si chiama crescita, maturazione; così si diventa adulti. Ma se abbiamo tagliato con il Padre del Cielo e i padri della terra, in noi questa crescita umana e cristiana è stata abortita; e se non abbiamo avuto una seria iniziazione cristiana non siamo diventati adulti nella fede. Per questo non abbiamo nulla di autentico e decisivo da trasmettere, la fede; stiamo fallendo la nostra vita, accompagnando le persone al sepolcro, a quello che anche noi stiamo vivendo: mondo, carne e inganni del demonio. Mentre siamo nati e chiamati alla Chiesa per innescare in tutti il desiderio di essere e vivere come noi; che non significa imitazione, ma ispirazione a camminare seguendo le stesse orme, e apertura a Cristo perché operi in ciascuno come in noi. Era ciò che accadeva alla Chiesa primitiva, che compiva così la sua missione: "Vogliamo vivere come voi" dicevano i pagani ai cristiani. Per questo, la “madre vedova” è immagine delle comunità nelle quali, per i peccati e l’indurimento dei fratelli o la negligenza dei pastori, si era spento lo zelo per il Vangelo, raffreddato l’amore tra i fratelli, indebolita la capacità di restare crocifisse sul candelabro della storia. Avevano perduto lo Sposo e i loro “figli” stavano morendo. Accadeva allora, accade oggi… Comunità che non hanno nulla da annunciare, autoreferenziali come ripete Papa Francesco, dove non si danno i segni della fede che ha vinto la morte; mondanizzate, possono solo accompagnare il mondo alla sua tomba. Ma proprio quando tutto sembra perduto, giunge Gesù. Lo ha promesso e lo mantiene: Ecco, Io sarò con voi tutti i giorni. Con te, con me, con la Chiesa. Anche il giorno, questo, del nostro funerale conseguenza della superbia che ci ha separato dal Padre della Vita; anche oggi che il sale della comunità ha perduto il sapore e sta per essere gettato via e calpestato. Lui è il Figlio prediletto e scelto perché, con la sua morte e resurrezione, riconducesse ogni figlio al Padre perduto. Non per caso si trovava lì, in quel momento preciso: era profezia del suo cammino verso la Croce e la tomba, fuori dalle “porte” di Gerusalemme. Avvocato di ogni uomo, doveva incontrare quell'orfano ormai morto proprio “alla porta della città”, dove a quel tempo si svolgevano i processi. Doveva farlo assolvere annunciando che avrebbe preso su di sé la sua condanna, andando Lui, innocente, nella tomba preparata per ogni peccatore.

Esattamente come si trova ora alle “porte” della nostra vita, al limite estremo che ci separa dalla polvere impura di solitudine e silenzio dei terreni fuori città, dove sorgevano i cimiteri. Ma, per ridonarci il Padre, Gesù ha bisogno di guardare e avere compassione di nostra Madre. E chi è nostra Madre? Non solo colei che ci ha generato nella carne. E' Maria, la Madre che ha dato alla luce il Figlio del Padre di ogni uomo. Anche di Lei è immagine la vedova del Vangelo. Oggi di nuovo Maria piange per noi perché ci ama; per salvarci, deve essere lì, accanto ai peccatori, dove incontrare la “compassione” di Gesù e ascoltare l’annuncio capace di consolare e schiudere la tomba: "Non piangere!". Noi siamo morti, e, schiacciati dall’orgoglio, da soli non avremmo la forza di ascoltare. Solo abbandonati alle lacrime di compassione della Chiesa, appoggiati alla sua fede e insieme alla comunità, potremo dischiudere il cuore per accogliere le parole di Gesù. "Non piangere!", le stesse parole che hanno fatto fremere il cuore di Maria Maddalena piangente aprendolo alla sua vittoria, sino a conoscere, in Lui, il Padre suo e Padre nostro; come oggi risvegliano in noi la Verità che la Chiesa ci ha annunciato mille volte: non piangere, la morte è vinta, ogni peccato è perdonato, Cristo è risorto dal sepolcroLa "compassione" di Gesù è quella di suo Padre che lo ha “toccato” con il suo Spirito quando giaceva esanime nella tomba, riscattandolo dalla morte. E' la stessa con cui Gesù “tocca” oggi la nostra bara, contaminandosi con la nostra morte per purificarci e “rialzarci” a una nuova vita. "Dico a te!": a me, a te, proprio a noi, e non sono parole dette così, alla massa. Sono una chiamata personale ad alzarci dalla tomba, forse a confessare quel peccato che abbiamo sempre occultato o minimizzato, perché Gesù vuole “riconsegnarci a nostra Madre”. È il potere della sua Parola che ci libera dal peccato e ci fa tornare vivi a casa, nella comunità cristiana, dove ascoltare la Parola di Dio e accostarci al banchetto che il Padre ha preparato per donarci il suo Figlio. Solo così potremo “sederci ricominciare a parlare", come facevano i rabbini, cioè come qualcuno che ha qualcosa di autentico da trasmettere. Il Signore ha il potere di fare di noi, anche se “giovinetti”, ancora deboli, fragili e inesperti, dei padri e maestri per questa generazione. Liberi dal narcisismo perché figli di Dio, potremo amare e perdere la vita perché tutti ascoltino l’annuncio che ha salvato noi.





QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI